scarti di lavorazione della birra
Francesco selicato

Francesco selicato

Gli scarti di lavorazione della birra salveranno il pianeta?

Diciamoci la verità: nessuno ha mai pensato che la birra potesse diventare un problema ambientale.

Purtroppo, però, è davvero così a causa degli scarti della lavorazione della birra che vengono fatti durante tutto il processo di produzione.

E se potessimo riutilizzarli? E se riutilizzandoli potessimo anche sostenere l’economia circolare e aiutare il nostro pianeta? Un sogno?

Ebbene no: presto tutto questo potrebbe diventare realtà.

Negli ultimi anni, infatti, sono stati numerosi gli studi sull’argomento che sono riusciti a dimostrare che gli scarti della birra possono essere utilizzati in molti modi diversi, in modo da dare loro una seconda vita e al nostro pianeta un po’ di sollievo.

Ma cosa hanno dichiarato esattamente questi studi? E in quali modi possono essere utilizzati questi scarti di produzione? Te lo dico tra un attimo.

Prima però facciamo un piccolo ma doveroso passo indietro per rispondere a una domanda cruciale: quali sono gli scarti della birra?

Quali sono gli scarti di lavorazione della birra?

Senza entrare nel merito degli scarti della birra dovuti ai consumatori (come ad esempio bottiglie e lattine, involucri ma anche birra scaduta o sgasata), esistono anche degli scarti di lavorazione che ammontano a circa 20 kg per ogni 100 litri di birra prodotta.

Per farsi un’idea più precisa, si tratta di circa 200 mila tonnellate annue prodotte solo in Italia e circa 39 milioni di tonnellate annue in tutto il mondo.

Questi scarti sono composti dall’85% da trebbie, ossia i residui dell’ammostamento costituiti dalle scorze del malto e da altre parti per le quali non avviene la saccarificazione.

Circa il 30% delle trebbie viene esiccato e destinato al mercato del mangime per animali. Tutto il resto, però, finisce tristemente nelle discariche nonostante si tratti di scarti ricchi di fibre e di proteine. Ed è proprio qua che nasce il problema ambientale.

Haibo Huang, noto ricercatore cinese che ha mosso degli studi proprio per salvaguardare e riutilizzare questi scarti, ha infatti spiegato che:

C’è un disperato bisogno di ridurre gli scarti nell’industria della birra. La maggior parte delle birre che beviamo sono fatte da orzo, ma il problema è che non tutti i componenti dell’orzo possono venire fermentati in birre. Tutto ciò che resta diventa un problema per l’ambiente.

Ed è proprio da queste premesse sono nati negli ultimi tempi alcuni progetti, anche in Italia, che hanno come scopo quello di riportare gli scarti della produzione della birra a una nuova vita.

Come riutilizzare gli scarti della birra

Ed eccoci arrivati al punto della questione: come possiamo riutilizzare questi scarti di lavorazione della birra?

Ecco a cosa sono giunti questi studi recenti.

Combustibile naturale ed energia alternativa

Gli studi portati avanti dai ricercatori del CREA hanno trovato delle valide soluzioni per produrre carbone vegetale e pellet, ma anche biochar, a partire proprio dagli scarti di produzione della birra.

Questo potrebbe portare in futuro non solo a un uso più ecosostenibile di questi prodotti ma anche all’apertura di nuovi mercati.

Mangime per pesci

Alcuni ricercatori della Virginia Polytechnic and State University hanno utilizzato degli scarti della birra per dividere le proteine dalle fibre. Ne hanno quindi ricavati due nuovi prodotti, uno a base proteica e uno a base fibrosa.

Utilizzando il prodotto a base proteica sono riusciti a creare un nuovo composto che potrebbe sostituire in tutto o in parte la farina di pesce utilizzata per la nutrizione di pesci e gamberetti d’allevamento.

Snack per le persone

regrained

Una startup californiana chiamata ReGrained e formata da due ragazzi che producono birra artigianale ha messo a punto un sistema per riutilizzare gli scarti di produzione e produrre dei deliziosi snack ricchi di proteine e poveri di grassi.

Imballaggi e packaging ecofriendly

È invece una startup tutta italiana, la BioSupPack, che sta mettendo a punto la possibilità di creare imballaggi e packaging biodegradabili proprio a base di scarti di produzione dei birrifici.

Come spiegato dal CEO Alessandro Carfagnini,

In questo prima fase di BioSupPack andremo a selezionare i polimeri, derivanti dalla fermentazione dei sottoprodotti della birra, per poterne poi ricavare una bioplastica in forma di pellet utile per la produzione industriale di vari tipi di packaging. Per esempio tubetti per la cosmesi, contenitori per la maionese o il ketchup, ma anche gli stessi porta lattine della birra.

Spoontin, il cucchiaio edibile

Sempre dall’Italia, tre nutrizioniste hanno creato il primo prototipo di Spoontin, un cucchiaio pensato per mangiare e… essere mangiato, che ha già vinto la menzione speciale per l’alto valore innovativo all’EcoTrophelia 2018.

Ricette in cucina con gli scarti della birra artigianale

Hai preparato della birra fatta in casa?

Allora non buttare gli scarti perché sono ottimi per preparare focacce, torte, pizze e biscotti.

Ecco alcune ricette assolutamente da provare:

Conclusioni

Alla luce di tutte queste novità, credo che il famoso detto debba essere modificato in “Della birra non si butta via niente”!

E tu conoscevi tutti questi possibili usi degli scarti di lavorazione della birra? Fammelo sapere nei commenti qua sotto.

E come sempre, alla nostra! 🍺

Ma mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!

Francesco

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FRANCESCO SELICATO

FRANCESCO SELICATO

Publican per professione, amante della birra per vocazione. Di giorno scrive per il suo blog, di notte trasforma qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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