Ci sono pub in cui entri una volta e finisce lì, magari bevi anche bene, passi una serata piacevole e non hai nulla da contestare, semplicemente quell’esperienza si chiude nel momento in cui esci dalla porta. Poi ci sono quei posti in cui torni, spesso senza pensarci troppo e senza aver bisogno di trovare ogni volta una motivazione particolare.
Dalla notte dei tempi mi sono sempre posto una domanda interessante, cosa rende speciale un pub al punto da farci scegliere sempre quello, anche quando intorno abbiamo decine di alternative?
La risposta più immediata potrebbe essere la birra, soprattutto per chi come me ha passato buona parte della propria vita professionale tra banconi, spine e tavoli, ma con il tempo ho capito che la birra è soltanto una parte di un meccanismo molto più complesso.
Non è necessariamente il pub con la birra migliore della tua vita, non è sempre quello con la selezione più ricercata, non è il locale più bello e nemmeno quello con i prezzi più bassi, eppure quando arriva il momento di decidere dove passare la serata finisci nuovamente lì.
Dopo tanti anni vissuti da entrambe le parti del bancone, credo che il motivo sia nell’insieme di sensazioni, abitudini, persone e piccoli dettagli che nel tempo iniziano a incastrarsi tra loro, fino a trasformare quello che inizialmente era soltanto un locale in un posto che senti anche un po’ tuo.
⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti al volo:
- Ciò che rende speciale un pub non è soltanto la qualità della birra, ma il modo in cui quel posto riesce a farci sentire ogni volta che torniamo.
- Abitudini, ricordi e familiarità trasformano lentamente un semplice locale in un punto fermo, capace di diventare parte della nostra quotidianità.
- Le persone fanno la differenza, dal publican agli altri clienti, perché sono le relazioni nate intorno al bancone a trasformare un pub in una piccola comunità.
Di cosa parliamo in questo articolo?
Cosa rende speciale un pub oltre alla birra
Partiamo proprio dalla birra, perché sarebbe assurdo sostenere che in un pub non abbia un ruolo centrale, la qualità del prodotto, la conservazione, il servizio, la pulizia degli impianti e la capacità di proporre la birra giusta sono elementi fondamentali e personalmente continuerò sempre a considerarli una parte essenziale del lavoro di un buon publican.
Il punto è che da soli non bastano.
Oggi possiamo bere ottime birre in tantissimi locali, possiamo conoscere in anticipo le spine attraverso i social, trovare tap list immense e ordinare prodotti provenienti praticamente da ogni parte del mondo, quindi la disponibilità di una buona birra non rappresenta più necessariamente quell’elemento capace, da solo, di creare un legame con un posto.
Quello che invece non possiamo trovare con la stessa facilità è il modo in cui quel posto ci fa sentire.
C’è una differenza enorme tra entrare in un pub ed essere trattati correttamente come clienti ed entrare in un pub sentendo di essere riconosciuti, non necessariamente perché qualcuno debba conoscere il nostro nome o ricordarsi esattamente cosa abbiamo bevuto la settimana precedente, ma perché percepiamo che la nostra presenza non è completamente anonima.
È una differenza sottile, spesso difficile persino da spiegare, eppure la riconosciamo immediatamente quando la troviamo.
Il publican che sa consigliarti senza voler dimostrare quanto ne sappia più di te, chi sta dietro al bancone e capisce se hai voglia di parlare oppure preferisci semplicemente bere qualcosa in tranquillità, la proposta di una birra fatta ricordando vagamente i tuoi gusti, sono tutte cose che difficilmente finiscono in una recensione o nella descrizione di un locale, ma incidono moltissimo sulla voglia di tornarci.
Perché alla fine possiamo ricordarci di una grande birra, ma ancora più facilmente ci ricordiamo di come siamo stati in un posto mentre la bevevamo.
Quando l’abitudine non significa accontentarsi
C’è poi un altro elemento che secondo me viene spesso interpretato male, l’abitudine, perché siamo portati ad associarla alla mancanza di curiosità, quasi come se tornare frequentemente nello stesso pub significasse non avere voglia di conoscere altro.
In realtà credo sia quasi il contrario.
Possiamo continuare a visitare nuovi locali, provare birre diverse, viaggiare e avere tutta la curiosità possibile, mantenendo comunque un posto nel quale sappiamo di poter tornare senza dover ogni volta ricominciare da zero.
Conosci la strada, sai dove parcheggiare, probabilmente hai un tavolo che preferisci agli altri, conosci chi lavora lì e hai già un’idea del tipo di serata che troverai, tutte informazioni apparentemente insignificanti che però eliminano una quantità enorme di piccole decisioni.
Soprattutto dopo una giornata piena, questa semplicità ha un valore che spesso sottovalutiamo, perché non tutte le volte che usciamo abbiamo necessariamente bisogno di vivere un’esperienza nuova, a volte vogliamo soltanto sederci, ordinare qualcosa e sapere che molto probabilmente staremo bene.
Il pub di fiducia diventa quindi una zona di comfort, ma non nel senso negativo del termine, diventa piuttosto un punto fermo all’interno delle nostre abitudini, uno di quei luoghi che non hanno più bisogno di convincerci ogni volta da capo.
Una delle risposte più interessanti quando proviamo a capire cosa rende speciale un pub è proprio la sua capacità di diventare familiare senza diventare noioso.
Un locale cambia quando iniziamo ad associargli dei ricordi
Con il passare del tempo succede poi qualcosa che nessun progetto di comunicazione può costruire a tavolino, iniziamo ad associare quel posto a quello che ci è successo dentro.
Una cena, una serata con gli amici, una persona conosciuta casualmente al bancone, una partita guardata insieme, una discussione durata ore oppure una birra bevuta da soli dopo una giornata particolarmente pesante, ogni esperienza aggiunge un piccolo pezzo alla percezione che abbiamo di quel luogo.
Il locale fisicamente è sempre lo stesso, ma per noi non lo è più.
Quello sgabello, quel tavolo o quella parte del bancone smettono di essere semplicemente elementi dell’arredamento perché iniziano a contenere ricordi, in quel preciso momento il rapporto con un pub cambia, perché non stiamo più scegliendo solamente un’attività commerciale, stiamo tornando in un luogo nel quale abbiamo lasciato qualcosa di nostro.
Credo che questo aspetto sia particolarmente forte nei pub, forse più che in molte altre attività, perché il pub è per sua natura un luogo nel quale il tempo trascorso conta quanto quello che consumiamo.
Una birra può durare venti minuti oppure accompagnare una conversazione di due ore, possiamo entrare per berne una e ritrovarci molto più tardi ancora seduti allo stesso tavolo, e in tutto quel tempo il locale diventa il contenitore di quello che sta succedendo.
È così che, quasi senza accorgercene, alcuni pub finiscono per accompagnare interi periodi della nostra vita.
Le persone continuano a fare la differenza
Se però dovessi togliere tutto e lasciare un solo elemento, sceglierei ancora le persone, perché possiamo progettare un locale bellissimo, costruire una carta delle birre impeccabile e investire in ogni dettaglio possibile, ma senza le persone giuste difficilmente riusciremo a creare quel tipo di legame e oggi più che mai diventa sempre raro.
Al contrario ho conosciuto posti semplicissimi in ogni parte dello stivale, alcuni anche lontani dall’idea contemporanea di locale perfetto, nei quali tornerei domani mattina soltanto per le persone che ci ho trovato dentro.
Il publican ha una responsabilità enorme in questo equilibrio, perché il suo mestiere non consiste solamente nel conoscere la birra e servirla correttamente, significa anche leggere quello che succede davanti al bancone, capire le persone, creare connessioni senza forzarle e soprattutto costruire nel tempo un ambiente nel quale clienti molto diversi riescano a convivere.
Un bravo publican sa quando raccontarti una birra e quando basta semplicemente versarla, sa che non tutti vogliono una lezione ogni volta che ordinano e comprende che mettere il cliente a proprio agio vale spesso molto più della necessità di dimostrare la propria competenza.
Questa per me è sempre stata una delle parti più belle e allo stesso tempo più complicate del mestiere, perché le birre puoi studiarle, le tecniche puoi impararle e gli impianti puoi migliorare a forza di esperienza, mentre la capacità di creare rapporti richiede sensibilità, tempo e una conoscenza delle persone che nessun manuale può davvero insegnarti.
Anche chi sta dall’altra parte del bancone costruisce il pub
C’è però un errore che facciamo spesso quando raccontiamo i locali, attribuiamo tutta l’atmosfera a chi li gestisce dimenticandoci che una parte importante viene costruita anche da chi li frequenta.
Gli altri clienti cambiano completamente la percezione di un pub.
Quando inizi a riconoscere le facce, quando sai che probabilmente troverai qualcuno al bancone, quando una persona che inizialmente salutavi appena diventa qualcuno con cui scambi dieci minuti di chiacchiere, il confine tra locale e comunità comincia lentamente a diventare meno netto.
Non significa necessariamente diventare tutti amici, sarebbe una rappresentazione anche un po’ romantica e poco reale del pub, significa però creare quella familiarità per cui le persone smettono di essere completamente estranee.
È una dinamica che ho visto tantissime volte dietro il bancone, persone che non si conoscevano e che hanno iniziato a parlarsi semplicemente perché frequentavano lo stesso posto, gruppi nati quasi per caso e clienti che, dopo anni, continuavano a incontrarsi proprio lì.
Anche questo rende speciale un pub, perché a quel punto il valore della serata non dipende più esclusivamente da quello che il locale vende, ma anche dalle relazioni che quel locale ha reso possibili.
Conclusioni
Alla fine credo che sia impossibile individuare un’unica risposta, perché ciò che rende speciale un pub nasce proprio dalla somma di tutti questi elementi e dal modo in cui riescono a convivere.
La birra conta e deve continuare a contare, soprattutto se vogliamo difendere una cultura del pub fatta di qualità, competenza e attenzione al prodotto, ma pensare che basti avere grandi birre per costruire un grande pub significa dimenticare tutto quello che succede intorno al bicchiere.
Contano l’accoglienza, le abitudini, i ricordi, la capacità di sentirsi a proprio agio e quella familiarità che si crea solamente dopo essere entrati molte volte dalla stessa porta, ma soprattutto contano le persone, quelle dietro al bancone e quelle sedute accanto a noi.
Forse è proprio per questo che alcuni locali tecnicamente perfetti non riescono mai a diventare il nostro pub, mentre altri, magari pieni di piccoli difetti, finiscono per accompagnarci per anni.
La prossima volta che ti ritrovi ancora una volta nello stesso posto prova a chiederti perché hai scelto proprio quello, probabilmente penserai inizialmente alla birra che stai bevendo, poi inizierai a guardarti intorno e ti renderai conto che la risposta è molto più grande del contenuto del bicchiere e forse l’avrai trovata leggendo questo articolo.
E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!
Francesco






