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Francesco selicato

Birrificio 17: la passione per la birra che unisce

Oggi facciamo un viaggio nel Veneto, una regione che mi sta particolarmente a cuore. Non si tratta però di una nuova scoperta, poiché avevo già parlato di questa realtà tempo fa. In particolare, mi riferisco al Birrificio 17, i cui cocktail a base di birra avevano catturato la mia attenzione.

Le cose belle, si sa, vanno sempre raccontate. Essendo un appassionato di storie, e dopo aver ricevuto feedback molto positivi, ho preso il primo aereo e in poco tempo mi sono ritrovato di fronte a questa affascinante realtà.

Mettiti comodo, perché se anche a te piacciono le storie piene di retroscena, quella del Birrificio 17 e dei suoi quattro fondatori un po’ matti ha molto da raccontare.

Ma bando alle ciance e iniziamo!

Di cosa parliamo in questo articolo?

Come è nato Birrificio 17

Ogni volta che mi imbatto in nuovi birrifici, la mia attenzione si concentra subito sul nome. Lavorando anche nell’ambito del marketing, mi affascina scoprire quali motivazioni abbiano guidato la scelta di ciò che diventerà il marchio perenne del birrificio. E il “17” nel nome di questo particolare birrificio non smetteva di stuzzicare la mia curiosità.

Spoiler: la storia dietro è talmente simpatica che non ho potuto fare a meno di sorridere quando Marco, uno dei fondatori, me l’ha svelata, tanto che nella mia mente ho esclamato: “Davvero? Ma dai!”. Arriveremo a quel dettaglio tra poco, quindi ti consiglio di non perdere nemmeno un rigo di quello che sto per raccontare.

La birra ha il potere di unire le persone, e Birrificio 17 è nato proprio così, da un corso di birra seguito in comune da quattro soci: Marco, Marco, Michele e Fabio. Si sono conosciuti casualmente nella più rinomata accademia del Veneto. Per un anno intero, questi ragazzi hanno condiviso gli stessi banchi di scuola, e in quella classe, tra persone che erano per lo più neofiti e con una forte volontà di cambiare le proprie vite, rivoluzionare i propri sogni o semplicemente sperimentare una nuova sfida, le coincidenze non mancavano.

A fine corso, tra una birra e l’altra, la scintilla è scoccata tra questi quattro che, quasi senza rendersene conto, erano partiti tutti dalle stesse basi. E perché non, si sono detti, trasformare questo inizio in qualcosa di concreto? Michele ha buttato lì l’idea e da lì, le idee hanno iniziato a fiorire. Lavorando insieme, trovavano facile concretizzare tutto ciò che avevano appreso, poiché la felicità e la forza venivano dalla stessa formazione e nessuno divergeva troppo dagli altri, avendo tutti frequentato la stessa scuola.

Birrificio 17 è nato come una sfida, ma la chiave vincente è stata l’unione di queste quattro forze. Ognuno ha trovato la propria posizione in questa nuova realtà, e oggi i numeri confermano che la scelta è stata giusta. Fondato il 9 marzo 2019, Birrificio 17 ha attraversato le sfide dell’anno successivo e le turbolenze del mercato degli ultimi anni.

Si dice che non si è mai pronti, ma ci si diventa mettendosi in gioco, e questa è stata la missione di questi quattro ragazzi. Successivamente, hanno optato per “Birrificio 17” per dare un’identità più diretta e chiara alla loro impresa.

Le birre di Birrificio 17

Birrificio 17 vanta una produzione di circa una dozzina di referenze, tutte confezionate esclusivamente in latta e non in vetro. Tra queste, cinque sono i capisaldi della linea, veri e propri pilastri che rappresentano le basi della loro offerta. La produzione annuale si aggira intorno ai 300 HL, distribuiti anche attraverso canali di vendita esterni, inclusi l’e-commerce. Questo porta a chiedersi: come nascono le birre di Birrificio 17?

La loro creazione avviene un po’ in controtendenza: prediligono fermentazioni basse e cercano di coprire tutti gli stili possibili, facendo del loro meglio sia per le ricette classiche che per quelle stagionali. Un esempio particolare è la birra al radicchio, una birra pils che sfrutta le peculiarità del territorio di Treviso. In generale, preferiscono diversificare gli stili senza seguire le mode del momento, il che è evidente dalla presenza di una sola tipologia di IPA nel loro assortimento. Questa IPA si distingue per la sua componente maltata e per essere particolarmente facile da bere.

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La produzione di birre accessibili è facilitata da una particolarità del birrificio: esso è diviso in due parti. Da un lato c’è l’area di produzione e dall’altro un ampio pub in stile europeo che è molto apprezzato dagli amanti del genere. Questa struttura consente al Birrificio 17 di ricevere feedback immediati sui loro prodotti, che vengono serviti direttamente dalla produzione alla spillatura.

Leggendo il menu, mi ha particolarmente colpito la “linea random”, simile alla “fantasia del pizzaiolo”: birre elaborate con ingredienti disponibili in sede e ispirate dall’estro del momento, creando quasi una categoria a parte.

Ora, facciamo una breve panoramica sulla produzione che personalmente ho avuto il piacere di sperimentare anche in loco. Vedere gli enormi tank collegati direttamente al banco di spillatura è stata un’esperienza davvero emozionante. Le birre sono suddivise in categorie, a partire dalle “Birre Evergreen”, quelle che sono sempre disponibili e che sono diventate i pilastri del birrificio.

Le Birre Evergreen

  • Postumia Helles 5%: birra chiara a bassa fermentazione, piacevolmente dissetante, senza eccessi, in perfetto equilibrio tra le note maltate e la piacevolezza del luppolo.
  • Sfinge Blanche 4,5%: birra chiara ad alta fermentazione, con note fresche e fruttate che accompagnano e dissetano.
  • Musa IPA 5,5%: birra dal carattere deciso con un amaro ben definito, arricchita da note fresche di frutta tropicale grazie all’uso di luppoli americani.
  • Capra Dunkel Bock 6,5%: birra dal sapore pieno e rotondo, con sentori di caramello e tostato che avvolgono e conquistano.
  • Corva Stout 4,5%: birra interessante, con note di liquirizia, caffè e nocciola che emergono ad ogni sorso, mantenendo un carattere forte come vuole la tradizione britannica.

Le Birre Stagionali

Tra le birre stagionali c’è una vasta gamma di proposte interessanti, ognuna unica a modo suo:

  • Serenissima Venetian Lager 5%: birra chiara a bassa fermentazione, prodotta con il 100% di materie prime coltivate in Veneto. Serenissima celebra le radici venete e include Radicchio Rosso di Treviso IGP, che conferisce un gusto ricco e distintivo.
  • S-Monkey Rauch 4,5%: birra ambrata prodotta con malto affumicato. Leggera ma dal sapore deciso, presenta note di salumi affumicati e un gusto robusto di malto e legno.
  • Rainbow Saison 5,5%: birra chiara ad alta fermentazione con un amaro equilibrato e un finale secco. Uno stile belga in cui il frumento conferisce una leggera torbidità.
  • Ops Fresh Hop Ale 4,5%: birra realizzata con fiori di luppolo freschi, seguendo la tradizione birraia antica. Il luppolo fresco dona alla Pale Ale un amaro erbaceo e leggermente resinoso.
  • Merla IGA 6,5%: birra e uva Merlot si fondono per un risultato unico, con note vinose che emergono sia al naso che al palato.
  • Barba Tripel 8%: un inno alle feste, con zucchero candito, buccia d’arancia amara, coriandolo e un pizzico di pepe. Il lievito Trappist Rochefort aggiunge complessità con esteri fruttati e note speziate fenoliche.
  • Santi Amber Lager 4,5%: simile a una fetta di pane appena sfornato, con un sapore di crosta croccante che avvolge con una dolcezza bilanciata.
  • Random #5 IPL 4,5%: International Pale Lager chiara a bassa fermentazione, caratterizzata da una luppolatura audace che le conferisce note fruttate vibranti e un finale amaro rinfrescante.

Queste ultime due birre fanno parte dell’edizione limitata della linea di Birrificio 17. Ho avuto il piacere di gustare la Santi alla spina presso il loro Brewpub, ed è stata un’esperienza davvero piacevole. Presto condividerò anche l’esperienza del Brewpub, che mi ha trasportato nei tipici pub del nord Europa, con i loro colori, spazi e location rustiche.

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Il quaderno della birra
  • Editore: Kellermann Editore
  • Autore: Francesco Selicato , Roberto Da Re Giustiniani
  • Collana: I quaderni
  • Formato: Libro in brossura
  • Anno: 2022

Conclusioni

Ne è valsa la pena? Sì, solitamente il mio intuito non sbaglia mai. Ricordo ancora quando, per caso, venni a sapere della loro nuova linea di beer cocktail, di cui ero molto scettico ma che comunque volli provare per curiosità. Già in quell’occasione avvertii qualcosa di speciale che mi spinse a intraprendere questo cammino verso il Birrificio 17 a Castello di Godego, nel Trevigiano.

Ah, a proposito di come nasce questo birrificio, perché 17? Beh, è una sorta di coincidenza: nel corso da birrai che frequentavano, i ragazzi erano 17 allievi in aula e lo stesso corso era il numero 17. Un dettaglio che non poteva essere tralasciato, ma anzi valorizzato.

Posso dire che è una di quelle storie di successo, anche se ciò che non si vede sono i sacrifici, la forza e il coraggio necessari ogni volta. Se ti capita di essere in zona, prendi nota di questo birrificio e scoprirai un mondo nuovo nel panorama della birra.

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Alla nostra

E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!

Francesco

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FRANCESCO SELICATO

Beer Blogger per passione, amante della birra per vocazione. Sul mio blog racconto e trasformo qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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Il primo blog di un Publican dedicato al mondo Birra. Storie, spunti e contenuti di valore per tutti gli appassionati.

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