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Francesco selicato

La verità sulla birra in lattina, vantaggi e impatto sull’ambiente

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A prima vista può sembrare un argomento scontato, perché la birra in lattina ormai è ovunque, dai banconi dei pub alle case degli appassionati.

Eppure, dietro questo formato c’è una storia che forse non conosciamo bene e che potrebbe ribaltare alcune convinzioni.

Per anni la lattina è stata bollata come scelta economica e poco nobile, quasi una sorella minore della bottiglia. Oggi però si è presa la sua rivincita, conquistando anche il mondo della birra artigianale.

Ma cosa ha portato a questo cambiamento? È davvero solo una moda che passerà in fretta o c’è qualcosa di più?

E soprattutto, quello che tutti si chiedono: quanto è davvero sostenibile la lattina, dal punto di vista ambientale, rispetto ad altri formati?

La risposta potrebbe sorprendere e far guardare la prossima lattina con occhi diversi.

Prepariamoci, perché tra pro, contro e curiosità andremo a scoprire un mondo che non è mai stato così attuale.

Quando è nata la birra in lattina?

La risposta ci porta indietro al 24 gennaio 1935, quando negli Stati Uniti fu venduta per la prima volta la birra confezionata in questo formato. L’idea circolava già dai primi del Novecento grazie alla American Can Co., ma il vero ostacolo era la pressione interna che rischiava di far esplodere i contenitori in acciaio.

La svolta arrivò con l’intuizione di rivestire l’interno con una speciale lacca, la stessa usata nei fusti da pub. Così, grazie alla collaborazione con la Gottfried Krueger Brewery, nacque il primo lotto di birre in lattina, distribuito a Richmond e andato esaurito in poche ore. Il successo fu immediato, più resistente e pratica del vetro, la lattina semplificava trasporto e stoccaggio, proteggeva la birra dalla luce e metteva fine al problema del vuoto a rendere, conquistando in poco tempo produttori, venditori e consumatori.

I vantaggi della birra in lattina

Oggi la lattina non è più un tabù, anzi è diventata una scelta sempre più comune anche tra i birrifici artigianali. E non è solo questione di moda, ci sono motivi molto concreti che spingono a preferirla.

Il primo è la protezione dalla luce e dall’ossigeno. La lattina è completamente opaca e questo significa che i raggi UV, veri nemici della birra, restano fuori. Inoltre il contenitore è sigillato meglio rispetto a molte bottiglie, riducendo l’ingresso di ossigeno e regalando alla birra una vita più lunga e stabile.

Poi c’è il tema della leggerezza e della praticità. La birra in lattina pesa meno, si raffredda in un attimo ed è comodissima da trasportare, sia per i birrifici sia per chi se la porta a casa o nello zaino diretto a un festival.

Un altro punto interessante riguarda l’impatto ambientale. L’alluminio, a differenza del vetro, può essere riciclato infinite volte e ha un ciclo di vita molto efficiente. Ma su questo torniamo meglio dopo, quando parleremo proprio di sostenibilità.

Infine, c’è un vantaggio da non sottovalutare: quello estetico. La lattina offre uno spazio ideale per grafiche e design creativi che rendono ogni birra riconoscibile al primo sguardo. Molti birrifici usano questo formato per esprimere la propria identità visiva, trasformando ogni confezione in un piccolo manifesto del loro stile. Aziende come NOMOQ, infatti, sono nate proprio per personalizzare interamente le lattine di birra per i birrifici.

Gli svantaggi? Qualcuno c’è

Nonostante i tanti punti a favore, anche la birra in lattina ha qualche limite. In parte parliamo di aspetti più culturali che tecnici, ma vale la pena citarli perché fanno la differenza nella percezione del consumatore.

Il primo ostacolo è il pregiudizio culturale. Molti associano ancora la lattina a birre industriali e low-cost, un freno che pesa soprattutto in Italia, dove la bottiglia conserva un fascino quasi romantico.

Un altro punto riguarda l’alterazione del gusto, o meglio il mito da sfatare. L’alluminio non modifica in alcun modo la birra, perché tutte le lattine moderne hanno un rivestimento interno che impedisce il contatto diretto con il metallo. Certo, se la lattina viene conservata male, esposta a calore e umidità, può rovinarsi come qualunque altro contenitore, ma non per colpa del materiale.

Infine c’è il tema dell’esperienza. Bere direttamente dalla lattina non regala le stesse sensazioni del bicchiere. La bocca di metallo toglie molto al piacere, motivo per cui il consiglio è sempre lo stesso, versare la birra nel bicchiere giusto e lasciarla esprimere. A quel punto la differenza con la bottiglia diventa davvero minima.

Un esempio curioso è l’arrivo sul mercato della Chimay in lattina, che ha sorpreso tanti appassionati. Una trappista storica che cambia veste può sembrare quasi un’eresia, ma una volta versata nel bicchiere e servita come si deve, la birra resta identica. L’unica cosa che cambia è il tocco pop che una lattina sa regalare anche a un marchio leggendario.

L’impatto ambientale della birra in lattina

Ed eccoci al punto caldo. La birra in lattina è davvero più sostenibile rispetto a quella in bottiglia?

In molti casi sì. L’alluminio è molto più leggero e questo significa meno carburante per il trasporto. Per rendere l’idea, una bottiglia vuota da 33 cl pesa circa 220 grammi, mentre una lattina ne pesa appena 15.

In più è riciclabile all’infinito con un processo molto efficiente e spesso vanta anche un tasso di riciclo più alto rispetto al vetro. Non solo, come già detto qualche paragrafo prima, la lattina è sigillata meglio e riduce gli scambi con l’esterno, contenendo meno ossigeno. Risultato? Una shelf life potenzialmente più lunga, aspetto molto apprezzato dai birrifici italiani.

Ma c’è un grande “ma”. La produzione iniziale di alluminio richiede molta più energia rispetto al vetro. Per questo la vera sostenibilità dipende da quanto l’alluminio viene riciclato nel paese in cui vivi. È lì che si gioca la partita più importante.

In Italia possiamo dirci abbastanza virtuosi, perché più del 70% delle lattine viene riciclato secondo i dati del CIAL, il Consorzio Imballaggi Alluminio. Però se la lattina finisce nell’indifferenziata, addio impatto positivo. E allora oltre a bere responsabilmente, ricordiamoci anche di riciclare con la stessa consapevolezza la nostra birra in lattina.

Conclusioni

Come spesso succede non c’è una risposta assoluta. La birra in lattina ha tanti punti a favore, perché protegge bene la birra, è leggera, pratica, più sostenibile e molto versatile. Ma deve ancora scrollarsi di dosso un pregiudizio culturale forte, soprattutto in Italia, e su questo c’è ancora da lavorare.

Il consiglio che mi sento di darti è semplice: non giudicare mai una birra dal suo contenitore. Provala, versala nel bicchiere giusto e goditela. Che arrivi in lattina o in bottiglia, ciò che conta davvero è quello che bevi. E se viene da un birrificio che apprezzi, vale la pena superare ogni dubbio e lasciarsi sorprendere, anche con una lattina in mano.

Io personalmente resto affascinato dalla birra in lattina perché riesce a smuovere corde diverse nel consumatore. Da un lato la rende più popolare e vicina al prodotto per come è nato, dall’altro lato sul piano del marketing non c’è molto da discutere: funziona, attira e contribuisce sia alle vendite che al posizionamento.

Bene, siamo arrivati alla fine. Ora tocca a te: raccontami nei commenti se preferisci la bottiglia o la lattina e perché.

E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!

Francesco

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FRANCESCO SELICATO

Beer Blogger per passione, amante della birra per vocazione. Sul mio blog racconto e trasformo qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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