Ci sono progetti che nascono da un’idea e altri che prendono vita da una visione condivisa. Nama Brewing appartiene alla seconda categoria, quattro soci, una direzione chiara e la voglia di costruire qualcosa che parli la lingua della birra artigianale senza compromessi.
La storia di oggi è intrigante e piena di quelle sorprese che meritano attenzione, perché il mondo dei birrifici italiani è sempre affascinante da scoprire, ma sa essere anche impegnativo e complesso quando lo vivi davvero.
Il motto di questo birrificio dice già tutto e promette sincerità dal primo sorso, birre da bere davvero, e non è un caso che lo gridino a gran voce. Vediamo insieme la storia di Nama Brewing
⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti riassunti al volo:
- Nama Brewing nasce a Treviglio nel 2022: quattro soci, primo birrificio indipendente della città e una visione chiara, birra artigianale senza compromessi.
- Acqua progettata su misura, materie prime selezionate e oltre 60 ricette create in tre anni fanno di Nama un vero laboratorio di idee tra scuola tedesca e impronta anglo-americana.
- La filosofia è semplice ma forte: birre pulite, “da bancone”, inclusive e riconoscibili, con un progetto concreto che punta a crescere bene più che arrivare ovunque.
Di cosa parliamo in questo articolo?
Storia di Nama Brewing
Siamo a Treviglio, in provincia di Bergamo, dove nel 2022 nasce il primo birrificio indipendente della città. Una realtà giovane e già in piena espansione, con un’ambizione chiara, diventare un presidio del mondo birra, un punto fermo per chi cerca qualità, ricerca e una filosofia semplice ma potente. Ok, più che ambizione potrebbe sembrare presunzione, ma qui la stanno trasformando in realtà.
La prima cosa che colpisce ancora prima di entrare nel birrificio è quella scritta, Nama Brewing, che fa scattare subito la curiosità. E infatti la prima domanda che ho fatto è stata proprio questa, perché “Nama”.
Nama in giapponese significa artigianale. E già questo basterebbe per capire il cuore del progetto.
Il birrificio oggi produce quattro birre di casa, le classiche che trovi sempre e che raccontano l’identità del marchio. Una Pils, una Doppelbock, una American IPA e una Modern IPA in stile hazy. Birre che funzionano al bancone, fedeli allo stile, immediate, pensate per essere spillate bene e bevute ancora meglio.
Il loro motto è: “semplice non significa banale”, come mi racconta Bonardi, uno dei due birrai, sì proprio quel Bonardi che ti è venuto in mente e sì, ci arriviamo dopo. Significa fare le cose con precisione, togliendo quello che non serve e lasciando parlare le materie prime.
Ma il progetto non si ferma alle quattro birre di bandiera. In tre anni hanno creato sessantasei birre, un numero che racconta bene la loro natura, una fucina di idee con forte impronta anglo americana e solida base tedesca, nate per dialogare con il loro brewpub e con un pubblico abituato alla qualità. Tutto questo è frutto dell’unione di due nomi importanti del panorama brassicolo italiano, Bonardi e Teo Palmisano, due scuole di pensiero diverse, quasi opposte, che insieme hanno portato nel birrificio una doppia cintura nera del mondo birra.
Nama Brewing parte dalla base più importante di una birra, quella che spesso viene data per scontata, l’acqua. Hanno un impianto avanzato di filtrazione, addolcimento e osmosi inversa che permette di creare ogni ricetta partendo da una base pura, leggera e sempre identica.
Per ogni birra costruiscono una vera ricetta dell’acqua, calibrando il profilo salino per ottenere il risultato più pulito possibile. Una cura maniacale che raramente trovi in realtà così giovani e in crescita.
I malti arrivano da piccoli produttori di Germania, Francia e Regno Unito, lavorati nelle migliori malterie. Il luppolo invece arriva da ancora più lontano, Yakima Valley e Oregon per le IPA, Tettnang per gli stili tedeschi. Una scelta che parla da sola, precisione e ricerca della qualità su ogni dettaglio.
Nama Brewing viene definito quasi un laboratorio di idee, infatti qui una birra la fanno, la rifanno, la migliorano e poi passano alla successiva. Sperimentano, testano e mettono continuamente in discussione ogni scelta. Sembra quasi una mentalità più che un metodo, un approccio che li porta a lavorare ogni giorno su ricerca e sviluppo, evitando quella staticità che frena molti progetti brassicoli.
Ogni pedina è al suo posto. Ogni scelta ha un perché. Ogni birra nasce perché ha qualcosa da dire.
Quando dicono che vogliono creare birre inclusive, intendono birre che uniscono le persone, birre che stanno bene nel momento e che non hanno bisogno di effetti speciali per farsi apprezzare. Sono birre da bancone, quelle che bevi con gli amici, in una serata tranquilla o anche da solo quando vuoi un attimo di pausa.
La filosofia è limpida, fare birre pulite, precise e riconoscibili, quelle che ti fanno dire senza pensarci, ne prendo un’altra.
L’obiettivo che mi ha colpito di più è questo, non vogliono arrivare ovunque ma arrivare bene, costruendo un brand solido senza perdere di vista ciò che li ha fatti nascere, la birra come strumento di relazione.
E qui arriva la parte che mi ha fatto sorridere. La storia di Nama Brewing grida forte la frase birre da bancone e il motivo è davvero naturale, perché ho potuto ascoltare il racconto direttamente da Mattia e Matteo del birrificio ma anche dall’altra parte del banco con la loro taproom mancata.
Conclusioni
Ho passato un lungo pomeriggio da Nama Brewing e se c’è una cosa che faccio sempre quando entro in realtà come questa è azzerarmi. Mi libero dai pensieri, dalle distrazioni e mi preparo a farmi plasmare, un po’ come una spugna pronta ad assorbire informazioni e vibrazioni. Perché la parte emotiva non la racconti, la devi cogliere, sentire, percepire.
Qui l’ho percepita eccome. E chi segue il mio blog lo sa, non racconto spesso storie di birrifici, quelli veri, un po’ perché aprire un birrificio oggi non è affatto semplice e un po’ perché mantenere idee solide nel tempo, sostenere valori reali e avere una visione chiara è ancora più difficile.
Diciamocelo, un birrificio è pur sempre un’attività che deve produrre utili e come tale non può permettersi abbagli o voli di fantasia. Serve concretezza e prospettiva, e Nama Brewing questo lo dimostra in ogni scelta che fa.
Un grande plauso a loro perché sono certo che ne sentiremo parlare sempre di più e tutte le carte in tavola ci sono davvero. E la parte più bella qual è stata? Dopo la storia e la visita al birrificio, quella serata trascorsa nella loro taproom ribelle.
Una serata che merita un capitolo a parte e che ho deciso di raccontarla col titolo “Il Pub di Nama”, leggi questa storia!
E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!
Francesco





