C’è una cosa che mi capita sempre più spesso quando giro tra pub, festival ed eventi dedicati alla birra. Vedo tantissime persone bere, ma allo stesso tempo mi accorgo che molti finiscono per bere male una birra senza rendersene conto. La cosa che trovo più curiosa è che quasi nessuno percepisce davvero quello che sta succedendo.
Non sto parlando di eccessi o di quantità, sono due aspetti completamente diversi da quello che ho in mente. Vorrei soffermarmi su qualcosa di molto più semplice e, forse proprio per questo, molto più importante. Parlo della qualità dell’esperienza che viviamo ogni volta che ordiniamo una birra.
Capita di scegliere la birra sbagliata per quel momento, di riceverla servita in modo poco corretto, di ordinarla quasi per abitudine o di berla senza dedicarle la minima attenzione. Eppure questo non succede perché manca la passione, anzi, molte delle persone che incontro sono convinte di stare bevendo nel modo migliore possibile.
È questa la riflessione che mi accompagna sempre più spesso, senza accorgercene stiamo iniziando a bere male una birra perché abbiamo perso l’abitudine di dare valore a tutto quello che succede prima del primo sorso.
Non credo sia una colpa di qualcuno, mi sembra piuttosto il risultato di tante piccole abitudini che, con il tempo, hanno cambiato il nostro modo di vivere il pub e tutte quelle occasioni che ruotano attorno alla birra.
Alla base di tutto ci sono il contesto sociale, le continue distrazioni, la fretta e alcuni automatismi che abbiamo ormai fatto nostri senza rendercene conto. Ogni volta che noto questi particolari mi fermo a riflettere, perché ho la sensazione che stiamo dando sempre più importanza al gesto di bere una birra e sempre meno al valore di quello che abbiamo davvero nel bicchiere.
⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti al volo
- Bere male una birra non significa soltanto scegliere un prodotto scadente, ma anche viverlo con fretta, poca attenzione e senza curiosità verso ciò che abbiamo nel bicchiere.
- Abitudini, scelte automatiche e un servizio non sempre all’altezza possono compromettere l’esperienza anche quando la birra è di ottima qualità.
- Bastano pochi gesti, come rallentare, osservare la spillatura, chiedere consiglio al publican e concedersi qualche minuto in più, per riscoprire il vero piacere della birra.
Di cosa parliamo in questo articolo?
La fretta ha cambiato tutto
Il primo problema, secondo me, è uno solo. Abbiamo iniziato a vivere tutto troppo velocemente, entriamo in un pub, ordiniamo, beviamo e usciamo, spesso senza nemmeno accorgerci di quello che è appena successo.
Anche la birra è finita dentro questo meccanismo. È diventata un gesto automatico, quasi come bere un bicchiere d’acqua. Non ci soffermiamo su quello che abbiamo davanti, non lasciamo che profumi e aromi si esprimano con i loro tempi e, nella maggior parte dei casi, non ci concediamo nemmeno qualche secondo per capire davvero cosa stiamo bevendo.
Lo noto spesso anche nei pub, anni fa il pub era un luogo dove il tempo sembrava rallentare. Ci si sedeva, si chiacchierava, una birra diventava il pretesto per trascorrere la serata. Oggi, invece, capita sempre più spesso che sia soltanto una tappa tra un impegno e l’altro. Si entra, si ordina qualcosa al volo, si beve e si riparte, senza fermarsi davvero a vivere quel momento e senza prestare attenzione a quello che c’è nel bicchiere.
È proprio in queste situazioni che finiamo per bere male una birra, non perché la birra sia scarsa o servita male, ma perché non le concediamo il tempo necessario per raccontarsi.
Molte birre hanno bisogno di qualche minuto per aprirsi completamente. Cambiano mentre si scaldano leggermente, fanno emergere profumi nuovi e regalano sfumature che al primo sorso passerebbero inosservate. Se le beviamo con la fretta di chi deve già pensare alla tappa successiva, ci perdiamo una parte importante dell’esperienza. E sì, anche quando nel bicchiere c’è un’ottima birra, finiamo comunque per berla nel modo sbagliato.
Scelte automatiche e zero curiosità
Il secondo problema riguarda il momento della scelta. Quante volte sentiamo ordinare la classica “chiara media”. Tra l’altro è curioso come questa espressione venga spesso sostituita con “bionda media”, quando in realtà il modo corretto sarebbe proprio “chiara”. Al di là della terminologia, però, il punto è un altro, molto spesso scegliamo sempre la stessa birra, la stessa etichetta, quella che conosciamo già. Perché è la più semplice e ci permette di restare nella nostra zona di comfort.
Sia chiaro, non c’è assolutamente nulla di sbagliato nell’avere una birra del cuore o un’etichetta che ordiniamo volentieri. Il problema nasce quando quella diventa l’unica possibilità che prendiamo in considerazione, quasi fosse un rifugio sicuro per evitare di confrontarci con gusti, profumi e stili diversi.
Così facendo ci perdiamo una parte bellissima del mondo della birra. Quante volte ho visto un bravo publican proporre un’alternativa pensando davvero al cliente, magari una birra più adatta alla stagione, al piatto scelto o semplicemente ai gusti che aveva appena raccontato. E quante volte quella proposta viene rifiutata quasi d’istinto. Non per sfiducia o per cattiveria, ma per quella forza incredibile che hanno le abitudini quando prendono il sopravvento sulla curiosità.
Il risultato è quasi un paradosso, ci troviamo davanti a una carta delle birre costruita con attenzione, frutto di ricerca, degustazioni e scelte ben precise, e finiamo comunque per ordinare sempre la stessa pinta.
Non è un errore tecnico e nessuno ci dirà che stiamo sbagliando. È semplicemente un modo limitato di vivere la birra. Un po’ come entrare ogni settimana nello stesso ristorante e ordinare sempre lo stesso piatto, senza concedersi nemmeno la curiosità di aprire il menù.
Quando il servizio ti fa bere male una birra
C’è poi un aspetto che, secondo me, viene sottovalutato molto più spesso di quanto immaginiamo. Il servizio, una birra può essere eccellente sulla carta e regalare un’esperienza completamente diversa una volta arrivata nel bicchiere.
Una temperatura sbagliata, una schiuma quasi assente o, al contrario, eccessiva, un bicchiere poco adatto allo stile oppure una spillatura eseguita senza attenzione. A qualcuno possono sembrare dettagli, ma dopo tanti anni trascorsi dietro un bancone posso dire che sono proprio quei dettagli a cambiare completamente la percezione di una birra.
Chi non lavora nel settore, giustamente, molto spesso non ci fa caso. Ordina, beve e si gode la serata, il problema è che, se quella birra non viene servita nel modo corretto, l’esperienza sarà inevitabilmente incompleta. La conseguenza è ancora più curiosa. Si finisce per pensare che quella birra non sia particolarmente buona, quando in realtà è stata semplicemente trattata nel modo sbagliato.
Questo è probabilmente uno degli aspetti più delicati. Il cliente, nella maggior parte dei casi, non ha gli strumenti per capire cosa non sta funzionando e si abitua a considerare normale un servizio che normale non è. Così, senza rendersene conto, inizia a bere male una birra e, allo stesso tempo, si impoverisce anche la percezione del valore che la birra dovrebbe avere.
Poi c’è un cambiamento ancora più silenzioso, ma che negli ultimi anni noto sempre più spesso.
La birra sta diventando sempre più un mezzo e sempre meno il centro dell’esperienza. Attenzione, il suo ruolo è anche quello di unire le persone, accompagnare una cena, una chiacchierata o una serata tra amici. È sempre stato così e credo che sia uno degli aspetti più belli del mondo della birra.
La differenza sta nel modo in cui viviamo quel momento. Quando la birra diventa soltanto qualcosa da tenere in mano mentre si parla d’altro, quando non c’è più interesse per ciò che abbiamo nel bicchiere e nemmeno la curiosità di capire cosa stiamo bevendo, allora qualcosa si perde inevitabilmente.
In quel momento una birra finisce per valere l’altra e, da beer blogger ma soprattutto da publican quale sono stato, è una cosa che mi dispiace parecchio.
Dietro ogni birra ci sono ricette, materie prime, tecniche produttive, persone e territori che meritano almeno qualche minuto della nostra attenzione. Non serve diventare degustatori o imparare termini tecnici. Basta fermarsi un istante, osservare il bicchiere, sentire i profumi e concedersi la curiosità di capire cosa abbiamo davanti.
Se eliminiamo completamente questa parte, la birra smette di essere un’esperienza e diventa soltanto un gesto meccanico. E, senza accorgercene, continuiamo ancora una volta a bere male una birra.
Conclusioni
Per fortuna non è sempre così e sarebbe sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. Ho voluto accendere i riflettori su questo argomento perché, negli ultimi anni, mi è capitato di vivere tantissimi pub, festival ed eventi osservando quello che succede dall’altra parte del bancone. Più guardavo le persone ordinare, ricevere e bere una birra, più mi rendevo conto che esistono piccoli comportamenti ormai diventati normali che, a forza di ripetersi, finiscono per cambiare completamente il modo in cui viviamo questo prodotto. E, lo ammetto, questa consapevolezza mi ha davvero sorpreso.
In realtà il problema non è bere male una birra in senso strettamente tecnico. Il problema è che sempre più spesso la viviamo in modo superficiale, senza concederle il tempo e l’attenzione che meriterebbe.
La fretta, le abitudini, la poca curiosità e la scarsa consapevolezza ci portano a trasformare un gesto che potrebbe regalarci emozioni e scoperte in qualcosa di completamente automatico.
La buona notizia è che basta davvero poco per cambiare prospettiva. Se sei arrivato fino a questo punto dell’articolo, la prossima volta che ordinerai una birra probabilmente noterai dettagli ai quali prima non facevi caso. Magari osserverai come viene spillata, chiederai un consiglio al publican, sceglierai una birra diversa dal solito oppure semplicemente ti prenderai qualche minuto in più per assaporarla. Sono piccoli gesti che restituiscono valore al prodotto che abbiamo nel bicchiere e ci ricordano che ogni scelta porta con sé una storia, un lavoro e tanta passione.
Non serve rivoluzionare il proprio modo di bere e nemmeno diventare esperti di degustazione, basta rallentare un momento e lasciarsi guidare dalla curiosità.
Perché, nella maggior parte dei casi, la differenza tra bere male una birra e viverla davvero non dipende dalla birra che abbiamo davanti, ma dall’attenzione che decidiamo di dedicarle.
E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente.
Francesco






