Tana Verona
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Francesco selicato

La Tana Verona, il pub british con le birre Mala Coda Brewing

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(più veloce di una pinta)
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Tanto piccolo quanto affascinante questo vero e proprio pub, come lo erano una volta le public house anglosassoni, con luci soffuse, tavoli in legno di ciliegio scuro con gli immancabili sgabelli al banco e qualche altro affianco ai tavoli sospesi, un luogo in cui dovrebbe risultare obbligatorio trascorrere un paio d’ore con gli amici dopo il lavoro. Ladies and Gentlemen welcome to La Tana Verona.

Di cosa parliamo in questo articolo?

La storia della Tana Verona

Tre sono i passaggi fondamentali che vi vado a narrare. Mattia apre “Beàr shop” a Verona, un beer shop, letteralmente tradotto dal veneto “negozio del bere”, con varietà di vendita dalla birra alla spina alle più classiche lattine e bottiglie, con l’aggiunta di svariato materiale dedicato all’homebrewing. A proposito di ciò, allora era presente nel negozio un impianto pilota con cui Mattia si dilettava nella sperimentazione di alcune ricette brassicole. Da lì nasce la conoscenza e successiva amicizia con Francesco e Niccolò, il primo è attuale socio in questa fluttuante avventura.

Successivamente, da questa parentesi prende vita, per loro volontà e con l’inserimento di Matteo, quarto protagonista di questa storia, “Cerbero Brewing”, birrificio gipsy che realizzava le proprie ricette cambiando di volta in volta, a rotazione fra quattro impianti, la sede della loro produzione.

Tana Verona - bancone

In questo frangente avviene la mutazione del Beàr shop nel locale che troviamo oggi a sud della città, “La Tana”, taproom del loro birrificio. Avviene poi l’acquisizione dell’impianto produttivo sito a poca distanza dal locale e cambia anche il nome del birrificio e, conseguentemente, delle birre in “Mala Coda Brewing”, attuale denominazione del loro progetto derivante dal personaggio dantesco presente nella “Divina Commedia”, narrato come il diavolo alato che perseguitava e puniva i “barattieri”, ovvero i dannati della bolgia del cerchio dell’Inferno. Questo nome a simboleggiare grottescamente ciò che spetterebbe a chi provasse a interporsi a questa impresa.

Le birre

Possiamo non abbinare il termine pub con la parola birre? Certo che no. Allora vi racconto di loro. L’80% almeno dell’offerta presente nella tap list è composta da birre di loro produzione, create nel loro micro impianto che si trova a pochi chilometri dal pub stesso. Non mancano birre che definisco “chicche” da tutta Italia come ospiti ed un frigo che completa l’offerta da loro prodotta con le lattine. Non manca nemmeno il dealcolato ed il gluten free ricercato, artigianale e di qualità.

Vi presento la CHICO, un’American Pale Ale “old school” prodotta come una volta si produceva questo stile pioniere negli States, leggermente ambrata, con l’utilizzo di soltanto luppolo Cascade americano. Passiamo alla KING, una NEIPA, anch’essa americana, con un massiccio utilizzo di avena in fiocchi e frumento, mentre Krush e Citra sono i luppoli utilizzati. Tocca ora alla OH SI!, una West Coast IPA californiana. Qui vengono utilizzati i luppoli Azacca e Idaho 7, mentre il nome è un chiaro richiamo alla celebre serie “The OC”.

Parliamo ora della COLADA, una Hazy Pale Ale molto fruit, con l’utilizzo di una massiccia dose di ananas e cocco in svariate consistenze e fasi della produzione. Vi racconto anche della EASY, una Light IPA che, come preannuncia il nome, è di facile bevuta, mantenendo comunque corpo e aroma grazie all’avena, al frumento ed a un mix di luppoli americani per il dry hopping.

Come avrete capito prediligono le alte fermentazioni ed il luppolato, ma non mancano due basse fermentazioni di ottima fattura. Prima di arrivarci menziono la CHERRY WAVE, una Gose, lo storico stile di Lipsia, a cui aggiungono in fermentazione massicce dosi di ciliegie locali.

Arriviamo alla RELAX ed alla MORGEN, rispettivamente una Keller, che definirei più una German Pils molto “pulita”, ed una Vienna Lager con note di panificato integrale e leggermente caramellate.

Non posso chiudere il paragrafo senza citare le protagoniste di questo pub British Style, la birra Stout, la HABACIOCK, una birra che, come anticipa il nome, viene prodotta con l’utilizzo di peperoncino habanero che conferisce quella nota piccante, rendendo la bevuta complessa, ove vengono percepite note di acidulo vegetale conferite dall’ortaggio, una dolcezza dovuta al cioccolato ed ai malti tostati ed un amaro trasmesso dalla torrefazione e dalla luppolatura inglese.

Menziono ora la BITTER CLASS, una Ordinary Bitter prodotta con il 100% di materie prime inglesi. Arriviamo così all’ultima, ma non per importanza, la Mild che porta il nome di MILDWALL, storico stile britannico diffuso nel ‘900 ed anch’esso prodotto con malto inglese e luppolo Target, rigorosamente spillata dalla pompa.

Non fanno mancare collaborazioni di qualità con altri birrifici. Qualcuno di voi si ricorderà la PEARALE, birra che ricordava quell’alimento tradizionale veronese, appunto la pearà. E la EXTRA PHILIPPE, una meravigliosa New Zealand Pils, dai forti profumi che chiamerei “speciali”, caratteristici dei luppoli neozelandesi, stile moderno prodotto in collaborazione con Biren.

Conclusioni

Vi invito a vivere questa experience magari con una coppola in testa, abbinando una Bitter ad un fish and chips di loro produzione piuttosto che un hot dog tra i molteplici proposti assieme alla APA.

Il food non manca, anzi è anche abbondante l’offerta, viste le modeste dimensioni del pub. Non sottraetevi dal provare una serata all’inglese dove slalomeggiare tra il lancio di una freccetta ed il sorso di una buona pinta. Come in ogni pub che si rispetti non possono mancare due, in questo caso moderne, postazioni per il gioco del darts ed un publican, cioè Mattia, tra i migliori in circolazione, che vi aprirà le porte della propria house e vi accontenterà in tutto e per tutto.

In alternativa seguiteli sui social per qualche risata. See you Tana.

Articolo di Luca Pasqualini – Ig luca_pasqu

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FRANCESCO SELICATO

Beer Blogger per passione, amante della birra per vocazione. Sul mio blog racconto e trasformo qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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