La birra analcolica fa male oppure, una volta eliminato l’alcol, possiamo considerarla una scelta migliore rispetto a quella tradizionale? È una domanda che sentiamo sempre più spesso, anche perché il mondo delle birre NoLo è cresciuto parecchio e oggi trovare una versione senza alcol non è più così strano. Sono aumentate sugli scaffali dei supermercati e, finalmente, iniziano a comparire con una certa frequenza anche nei locali.
Il rischio, però, è quello di ragionare subito per estremi. Da una parte c’è chi considera una birra analcolica quasi salutare soltanto perché non contiene alcol, dall’altra chi guarda zuccheri e carboidrati e arriva alla conclusione opposta.
In realtà basta prendere qualche bottiglia e confrontare le etichette per accorgersi che le differenze possono essere anche importanti.
Più che chiederci subito se faccia bene o male, allora, proviamo a capire cosa rimane davvero nel bicchiere quando dalla birra togliamo proprio il suo componente più discusso.
⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti al volo:
- Eliminare o ridurre l’alcol significa togliere dalla birra una componente alla quale sono associati importanti rischi per la salute, ma questo non rende automaticamente una birra analcolica una bevanda salutare.
- Zuccheri, carboidrati e calorie possono variare parecchio tra una birra analcolica e l’altra, quindi la scritta 0.0 da sola non basta per capire cosa stiamo bevendo.
- Il modo più semplice per valutare una birra analcolica è leggere l’etichetta, confrontare i valori nutrizionali e non confondere l’assenza di alcol con l’assenza di calorie o zuccheri.
Di cosa parliamo in questo articolo?
Cosa contiene davvero una birra analcolica
La differenza principale rispetto a una birra tradizionale è chiaramente l’alcol e non è un dettaglio da poco. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce l’etanolo una sostanza psicoattiva e tossica capace di provocare dipendenza e sottolinea come anche bassi livelli di consumo comportino dei rischi. Il Ministero della Salute italiano sintetizza le indicazioni sul consumo di alcol con un principio altrettanto semplice, “meno è meglio”.
Una volta tolto l’alcol, però, quello che abbiamo davanti resta una birra e non diventa certo acqua. Rimangono carboidrati, zuccheri, proteine e molti dei composti che derivano dalle materie prime utilizzate durante la produzione.
Una review pubblicata su Critical Reviews in Food Science and Nutrition ha analizzato proprio i composti non alcolici presenti nella birra, tra cui polifenoli e sostanze come xantumolo, quercetina, kaempferolo e diversi acidi fenolici, studiati per le loro attività biologiche.
Attenzione però a non fare il salto che spesso si fa quando si parla di alimentazione. La presenza di questi composti non rende la birra analcolica una bevanda da consumare per curarsi o per ottenere chissà quali benefici. Ci dice semplicemente che la composizione della birra non si esaurisce nell’etanolo.
Poi ci sono calorie e zuccheri, probabilmente i primi valori che andiamo a cercare quando giriamo la bottiglia.
Ed è proprio qui che diventa difficile parlare genericamente di “birra analcolica”. Ricette e metodi di produzione possono essere molto diversi e due prodotti che sullo scaffale sembrano appartenere alla stessa categoria possono avere valori nutrizionali tutt’altro che identici.
Una 0.0, in altre parole, non diventa automaticamente priva di zuccheri o povera di calorie solo perché abbiamo eliminato l’alcol.
La birra analcolica fa male?
Torniamo allora alla domanda iniziale.
Dire che la birra analcolica faccia bene o faccia male in assoluto avrebbe poco senso. Bisognerebbe sapere quale stiamo bevendo, leggere la sua composizione, considerare quanto ne consumiamo e inserire tutto nel contesto della nostra alimentazione.
C’è però un dato dal quale possiamo partire senza girarci troppo intorno. Ridurre o eliminare l’alcol significa togliere dalla birra proprio una delle componenti alla quale sono associati importanti rischi per la salute.
Il Ministero della Salute ricorda che l’alcol non è un nutriente e lo definisce una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e capace di indurre dipendenza. L’OMS, allo stesso modo, sottolinea che il consumo di alcol non può essere considerato completamente privo di rischi.
Fin qui potrebbe sembrare tutto semplice, ma il problema nasce quando interpretiamo la scritta “analcolica” come una sorta di lasciapassare.
Se vogliamo capire cosa stiamo bevendo dobbiamo comunque guardare l’etichetta. Calorie, carboidrati e soprattutto zuccheri possono cambiare parecchio da un prodotto all’altro.
Vale anche la pena fare attenzione alla differenza tra una birra dichiarata 0.0 e una genericamente definita analcolica, soprattutto quando per qualsiasi motivo è necessario evitare completamente l’alcol. In quel caso non darei per scontato che “analcolica” significhi necessariamente zero assoluto e controllerei sempre ciò che dichiara il produttore.
Birra analcolica e tradizionale, cosa cambia davvero
Mettiamo sul tavolo una birra tradizionale e una analcolica. La differenza che pesa di più resta inevitabilmente l’alcol, non soltanto per gli effetti legati al suo consumo, ma anche perché l’etanolo porta con sé calorie.
Secondo il Ministero della Salute, una singola unità alcolica da 12 grammi di alcol puro apporta mediamente circa 70 kcal, senza fornire nutrienti oltre al valore energetico.
Togliendo l’alcol possiamo quindi eliminare anche una parte dell’apporto calorico della birra. Da qui a dire che qualsiasi analcolica sia “light”, però, ce ne passa. Basta tornare ancora una volta all’etichetta, perché il risultato dipende dalla ricetta e da ciò che rimane nel prodotto finito.
Lo stesso discorso vale quando si prova a percorrere la strada opposta e a raccontare la birra analcolica come una bevanda salutare grazie ai polifenoli presenti nel malto e nel luppolo.
La ricerca su questi composti è interessante, ma studiare l’attività biologica di una sostanza è una cosa, sostenere che bere quella bevanda produca automaticamente un beneficio per la salute è un’altra.
Per chi ama la birra, secondo me, non c’è nemmeno bisogno di cercare questa giustificazione.
La parte interessante è che oggi abbiamo a disposizione birre analcoliche capaci di conservare una buona parte dell’esperienza che cerchiamo quando beviamo una birra, ma senza l’alcol. E già questo è un cambiamento enorme rispetto a quello che il mercato offriva fino a qualche anno fa, come ad esempio lo dimostra la famosa birra degli gnomi con la sua etichetta La Chouffe 0.0.
Conclusioni
Quindi, la birra analcolica fa male?
Probabilmente la domanda posta in questi termini ci porta già nella direzione sbagliata. Una 0.0 può contenere quantità di zuccheri e calorie molto diverse da un’altra e anche la quantità che decidiamo di bere ha il suo peso.
Rispetto a una birra tradizionale, però, una differenza concreta c’è ed è impossibile ignorarla. L’assenza o la forte riduzione dell’alcol permette di eliminare o ridurre i rischi direttamente legati all’etanolo, che le autorità sanitarie indicano come una sostanza non priva di rischi per la salute.
Non significa che una birra analcolica faccia automaticamente bene. Ma non significa nemmeno che qualche grammo di zucchero sia sufficiente per stabilire che faccia male.
Forse il problema nasce proprio quando pretendiamo che quella grande scritta 0.0 sulla parte anteriore della bottiglia ci dica già tutto quello che dobbiamo sapere.
A volte basta girarla e leggere qualche riga in più.
E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente.
Francesco






