fare il publican
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Francesco selicato

Fare il publican nel 2026 è diventato un atto di resistenza

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C’è stato un periodo in cui fare il publican veniva raccontato quasi sempre attraverso la sua parte più romantica, quella fatta di banconi in legno, spine lucide, chiacchiere infinite con i clienti abituali e serate che sembravano non finire mai.

Per tanti anni il pub è stato considerato uno dei pochi luoghi in cui la convivialità riusciva ancora a vincere sulla fretta quotidiana, un ambiente dove le persone entravano per bere una birra ma finivano spesso per trovare molto di più, perché dentro un pub costruito bene nascevano relazioni, abitudini, amicizie e piccoli rituali capaci di accompagnare la vita delle persone settimana dopo settimana.

Oggi però il mondo è cambiato profondamente e con lui è cambiato anche il mestiere del publican, che nel 2026 si ritrova a vivere una realtà molto più dura, complessa e mentalmente pesante rispetto a quella che molti immaginano da fuori. Fare il publican non significa più soltanto scegliere buone birre, creare un ambiente piacevole e servire clienti fino a tarda notte, perché dietro quel bancone si nasconde ormai una pressione continua fatta di responsabilità economiche, gestione dello staff, aspettative sempre più alte da parte del pubblico e una concorrenza che non arriva più soltanto dagli altri pub, ma da un intero mondo dell’intrattenimento che cambia velocemente e costringe chi lavora nel settore a rincorrere dinamiche sempre nuove.

Eppure, nonostante tutto questo, ci sono ancora tantissimi publican che continuano ad alzare la serranda ogni sera con la stessa voglia di creare qualcosa di autentico, ed è proprio per questo motivo che oggi fare il publican è diventato quasi un atto di resistenza quotidiana.

Questo articolo nasce da un luogo comune che a me, personalmente, non è mai andato giù, forse perché mi sento ancora profondamente dentro questo mondo. Se sei del mestiere leggilo con attenzione, perché nella parte finale, come sempre, dirò la mia senza troppi giri.

⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti al volo:

  • Fare il publican oggi è molto più complesso rispetto al passato, tra costi, gestione, staff e aspettative sempre più alte.
  • Il pub resta uno degli ultimi luoghi dove nascono relazioni vere, ma mantenerlo vivo richiede energie enormi.
  • Gratitudine ed empatia verso chi lavora dietro al bancone sono fondamentali per difendere questo mestiere. 

Di cosa parliamo in questo articolo?

Il cambiamento negli anni

Negli ultimi anni il mestiere del publican si è trasformato in un lavoro che richiede una quantità di energie mentali enorme, molto più di quanto il cliente riesca normalmente a percepire quando entra nel locale e ordina una birra. Oggi chi gestisce un pub deve essere contemporaneamente imprenditore, comunicatore, psicologo, selezionatore di birre, organizzatore di eventi, responsabile social, formatore dello staff e spesso persino mediatore umano tra clienti, collaboratori e fornitori.

Tutto questo avviene mentre il mercato continua a cambiare velocemente e mentre le persone modificano continuamente le proprie abitudini di consumo, rendendo sempre più difficile costruire quella stabilità che anni fa permetteva a tanti locali di lavorare con maggiore serenità.

fare il publican - impianto

Molti clienti vedono il pub pieno e pensano automaticamente che il locale stia andando bene, ma chi vive davvero questo ambiente sa perfettamente che oggi avere gente dentro non significa necessariamente stare bene economicamente o mentalmente. I costi di gestione sono aumentati in maniera importante, i margini si sono ridotti, il personale qualificato è sempre più difficile da trovare e da mantenere, mentre il livello delle aspettative continua a salire perché il cliente moderno non cerca più soltanto una buona birra, ma pretende esperienza, atmosfera, qualità del servizio, presenza online, eventi, novità continue e un’identità precisa che renda il locale riconoscibile rispetto a tutti gli altri.

Ed è proprio questa continua richiesta di performance che lentamente logora tanti publican, perché il problema non è soltanto lavorare tanto, ma avere la sensazione di non potersi mai fermare davvero. Chi oggi continua a fare il publican vive spesso in una dimensione completamente diversa rispetto al resto delle persone, fatta di notti lunghe, weekend sacrificati, festività passate dietro un bancone e momenti personali continuamente rimandati in nome del lavoro.

Con il tempo tutto questo rischia di creare una stanchezza mentale difficile da spiegare a chi non ha mai vissuto davvero questo mestiere, perché il publican non smette mai completamente di pensare al proprio locale, nemmeno quando teoricamente dovrebbe riposarsi.

Fare il publican oggi

Oltre alla fatica economica e organizzativa esiste poi un altro aspetto che oggi pesa moltissimo su chi lavora nei pub, ed è la difficoltà nel mantenere viva l’anima autentica del locale dentro un mercato che tende sempre di più a standardizzare tutto. Negli ultimi anni tantissimi posti hanno iniziato a rincorrere quasi esclusivamente l’estetica, i numeri social e le mode del momento, trasformando spesso il pub in qualcosa di molto distante da quello che rappresentava originariamente.

fare il publican - spillatura

In mezzo a tutto questo caos il rischio più grande è che chi continua a fare il publican perda lentamente il motivo reale per cui aveva iniziato questo lavoro, cioè la voglia di creare relazioni umane sincere attraverso la birra, il bancone e l’atmosfera del locale.

I publican che oggi riescono ancora a fare davvero la differenza sono quelli che, nonostante la fatica, continuano a credere nel valore dell’accoglienza, nella forza delle chiacchiere spontanee con i clienti, nella capacità di raccontare una birra invece di limitarsi semplicemente a servirla e soprattutto nella costruzione di un’identità vera che permetta alle persone di sentirsi parte di qualcosa.

Perché un pub di quartiere autentico non è soltanto un posto dove si beve, ma un ambiente dove le persone cercano inconsapevolmente una forma di appartenenza, un luogo dove sentirsi riconosciute, ascoltate e perfino comprese dopo giornate pesanti o momenti complicati della propria vita.

fare il publican - birra

Ed è proprio questo il motivo per cui tanti publican, nonostante tutto, continuano a resistere. Continuano a investire tempo, soldi ed energie in un mestiere che spesso restituisce meno di quanto toglie, ma che allo stesso tempo riesce ancora a regalare emozioni difficili da trovare altrove.

Perché ci sono serate in cui basta vedere il locale vivere davvero, osservare tavoli pieni di persone che ridono, ascoltare il rumore delle spine che lavorano e percepire quell’atmosfera sincera che si crea soltanto nei pub fatti con passione, per ricordarsi improvvisamente perché fare il publican continui ancora oggi ad avere un valore enorme.

Conclusioni

Ho riflettuto molto prima di scrivere questo articolo, ma non potevo lasciare passare inosservato uno scenario che ormai, in un modo o nell’altro, si vede lungo tutto lo stivale. È vero, sono tanti i publican e gli addetti ai lavori che stanno gettando la spugna, e non parlo soltanto di imprenditori o gestori, ma anche di collaboratori, di quelle persone a cui dovremmo passare idealmente lo scettro di questa passione e di questo mestiere. E onestamente questa cosa mi fa davvero male.

Da un lato mancano gli stimoli, dall’altro c’è il tema del lavoro e della ricerca del personale che sembra essere diventato una delle piaghe più grandi di questo settore. Ma allora cosa possiamo fare tutti noi? Sì, anche chi non è del mestiere e vive il pub semplicemente da cliente o da appassionato.

Io credo che la risposta sia molto semplice e allo stesso tempo molto rara oggi, gratitudine. Avere gratitudine ed empatia verso chi ogni sera lavora dall’altra parte del bancone, verso chi sacrifica tempo, energie e pezzi della propria vita personale per tenere vivo un posto che alla fine appartiene anche alle persone che lo frequentano. Perché se questa consapevolezza continua a mancare, il problema non farà altro che aumentare.

Dall’altra parte però viviamo anche in un mondo dove sembra non esserci più nessuno disposto a tutelare davvero la passione e il lavoro di chi vive la notte nei locali. Sta diventando tutto un enorme caos e, come succede in ogni caos senza una direzione precisa, il rischio è quello di disperdere tutto quello che questo mondo ha costruito negli anni. Ed è esattamente quello che, in parte, sta già succedendo.

C’è ancora chi lotta, chi continua a crederci e chi continua a difendere quello che per me resta uno dei lavori più belli del mondo, ma mi rendo conto anche io che oggi fare il publican è diventato davvero un atto di resistenza quotidiana, e riuscire a fare squadra lo è forse ancora di più.

In un periodo storico in cui tutto sembra diventare veloce, superficiale e costruito per durare pochi secondi, il pub resta ancora uno degli ultimi luoghi dove l’essere umano cerca esperienze vere, dialoghi spontanei e momenti capaci di lasciare qualcosa dentro.

E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente.

Francesco

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FRANCESCO SELICATO

Beer Blogger per passione, amante della birra per vocazione. Sul mio blog racconto e trasformo qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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