Quando ogni anno si aprono i tendoni dell’Oktoberfest, la scelta delle birre non è certamente lasciata al caso, perché alla Wiesn possono essere servite esclusivamente quelle prodotte dai sei storici birrifici di Monaco ammessi alla manifestazione, Augustiner-Bräu, Hacker-Pschorr, Hofbräu München, Paulaner, Löwenbräu e Spaten.
Sono quelli che conosciamo come i sei birrifici dell’Oktoberfest o, più semplicemente, le “sei sorelle di Monaco”, produttori con storie molto diverse che attraversano quasi sette secoli di cultura birraria bavarese. Per essere servita alla festa, inoltre, la birra deve essere prodotta a Monaco e rispettare i requisiti previsti per l’Oktoberfestbier, un legame con la città ulteriormente rafforzato nel 2022 dal riconoscimento europeo dell’Indicazione Geografica Protetta.
⏳ Hai poco tempo? Ecco i 3 punti al volo:
- All’Oktoberfest possono essere servite esclusivamente le birre dei sei storici birrifici di Monaco: Augustiner-Bräu, Hacker-Pschorr, Hofbräu München, Paulaner, Löwenbräu e Spaten.
- Le sei sorelle raccontano quasi sette secoli di storia birraria bavarese, dai monasteri medievali alla corte dei duchi di Baviera, fino alla nascita e all’evoluzione delle lager di Monaco.
- Dal 2022 la denominazione Oktoberfestbier è tutelata nell’Unione Europea come Indicazione Geografica Protetta, rafforzando ulteriormente il legame tra queste birre, l’Oktoberfest e la città di Monaco.
Di cosa parliamo in questo articolo?
Augustiner-Bräu, la più antica di Monaco
La storia di Augustiner comincia nel 1328 all’interno del monastero degli Agostiniani e ne fa il più antico birrificio ancora esistente entro i confini della città di Monaco. Dopo la privatizzazione la produzione si trasferì prima in Neuhauser Straße e, alla fine dell’Ottocento, in Landsberger Straße, dove si trova ancora oggi.
All’Oktoberfest Augustiner porta una particolarità che la distingue dalle altre cinque sorelle, la sua Wiesnbier da 6,3% viene infatti conservata e servita nelle tradizionali botti di legno da 200 litri chiamate Hirschen, mantenendo una modalità di servizio ormai strettamente associata al birrificio.
Hacker-Pschorr, due nomi e una sola storia
Le prime testimonianze di Hacker-Pschorr risalgono al 1417, ma è soprattutto nel Settecento che il birrificio cresce sotto la guida di Joseph Pschorr e Maria Theresia Hacker, diventando uno dei nomi più importanti della Monaco birraria.
Hacker e Pschorr passarono successivamente ai figli e continuarono per diverso tempo come due attività separate, fino alla riunificazione del 1972. La sua Oktoberfestbier chiara raggiunge il 6% di alcol, mentre durante la festa è possibile trovare anche una Wiesnmärzen ambrata servita direttamente dalla botte di legno.
Hofbräu München, dalla corte bavarese alla Wiesn
Hofbräu nasce nel 1589 per volontà del duca Guglielmo V di Baviera come birrificio di corte, un’origine che ancora oggi ritroviamo nel nome e nel suo legame con lo Stato bavarese. La produzione si trovava inizialmente nel centro di Monaco, proprio dove oggi sorge la celebre Hofbräuhaus am Platzl, per poi spostarsi nel corso del tempo fino all’attuale stabilimento di Monaco-Riem.
La Hofbräu Oktoberfestbier raggiunge il 6,3%, risultando tra le più alcoliche delle sei birre della festa, ed è naturalmente protagonista dell’enorme Hofbräu Festzelt.
Paulaner, dalle birre dei monaci all’Oktoberfest
Tra i sei birrifici dell’Oktoberfest, Paulaner è il più giovane, anche se parlare di gioventù per un produttore le cui origini risalgono al 1634 può sembrare quantomeno curioso. Furono i monaci Paolani a iniziare la produzione e proprio dalla loro tradizione nacque quella birra forte legata alla figura di Frate Barnaba che avrebbe contribuito alla storia delle Doppelbock.
Per molti anni il cuore del birrificio è stato il Nockherberg, ancora oggi conosciuto per la tradizionale festa della birra forte, mentre la produzione è stata successivamente trasferita a Monaco-Langwied. La Paulaner Oktoberfestbier servita alla Wiesn ha una gradazione del 6%.
Löwenbräu, il birrificio del leone
La produzione di Löwenbräu a Monaco risale probabilmente alla fine del Trecento, anche se il nome compare ufficialmente nei registri cittadini nel 1746. La grande crescita arrivò durante l’Ottocento sotto la famiglia Brey, quando da produttore di medie dimensioni Löwenbräu riuscì a diventare il più grande birrificio della città.
Ancora oggi la sede si trova in Nymphenburger Straße e il leone rimane il simbolo indiscusso del marchio, compreso quello gigantesco che accoglie i visitatori davanti al tendone dell’Oktoberfest. La sua Wiesntrunk arriva al 6,1% di alcol.
Spaten, dalla Märzen alla Münchner Hell
Fondata nel 1397, Spaten occupa un posto importante nella storia della birra di Monaco soprattutto per le innovazioni introdotte durante l’Ottocento. Dopo l’arrivo della famiglia Sedlmayr, il birrificio partecipò all’evoluzione delle lager bavaresi e nel 1894 fu il primo a portare sul mercato una Münchner Hell, stile destinato a diventare uno dei simboli della città.
La Spaten Oktoberfestbier ha una gradazione del 5,9% ed è anche la birra legata a uno dei momenti più conosciuti della festa, perché viene servita nella Festhalle Schottenhamel, il tendone nel quale ogni anno il sindaco di Monaco apre ufficialmente la prima botte pronunciando il tradizionale “O’zapft is!”.
Conclusioni
Augustiner, Hacker-Pschorr, Hofbräu, Paulaner, Löwenbräu e Spaten arrivano quindi alla stessa festa attraverso storie molto differenti, dai monasteri medievali alla corte bavarese, passando per famiglie di birrai che hanno avuto un ruolo importante nell’evoluzione della produzione cittadina.
Dal 2022 la denominazione Oktoberfestbier è inoltre tutelata nell’Unione Europea attraverso l’Indicazione Geografica Protetta, che lega ulteriormente queste birre alla loro origine monacense. Dietro le sei birre versate ogni anno alla Wiesn ci sono quindi sei pezzi della storia brassicola della città, ancora oggi gli unici autorizzati a riempire ufficialmente i Maß dell’Oktoberfest.
Mi raccomando: bevi sempre consapevolmente!
Francesco






