Hambara speakeasy sofia
Francesco selicato

Francesco selicato

Bere una birra durante il proibizionismo? È ancora possibile in un pub segreto in Bulgaria

La mia curiosità e il mio amore per la birra mi portano sempre alla ricerca di nuovi locali da visitare, soprattutto quando si tratta di locali strani e particolari a giro per il mondo.

Qualche tempo fa mi è arrivata all’orecchio la voce di un locale “misterioso” in Bulgaria, uno speakeasy nel cuore di Sofia dove – si dice – si può bere una birra esattamente come avveniva durante il periodo del proibizionismo.

Ho fatto qualche ricerca ma le fonti su questo locale erano pressoché inesistenti. Questo ha solleticato ancora di più la mia curiosità. E cosa potevo fare se non saltare su un aereo e andare a cercare questo segretissimo locale?

E così ho fatto. Mi sono precipitato in Bulgaria e ho iniziato a cercare, sempre più determinato a scovare questo fantastico locale.

E l’ho trovato!

Quindi mettiti comodo perché oggi ti porterò con me in questo viaggio nello spazio e nel tempo e ci troveremo catapultati nella Bulgaria degli anni Venti.

Cosa sono gli speakeasy

Prima di iniziare questo viaggio insieme, facciamo un breve ma doveroso passo indietro. Cosa sono gli speakeasy?

Durante il tempo del proibizionismo, tra il 1920 e il 1933, negli Stati Uniti nacquero dei particolari locali nascosti dove si vendevano illegalmente bevande alcoliche, spesso celati dietro ad altre attività legali: si tratta appunto degli speakeasy, chiamati anche bling pig o blind tiger.

Erano locali gestiti principalmente dalla criminalità organizzata ed erano estremamente redditizi, tanto che molti speakeasy continuarono a esistere e a prosperare anche dopo il temine del proibizionismo, espandendosi anche Oltreoceano.

Ed è proprio qua che incontriamo Hambara, il pub segreto che sono riuscito a scovare tra le bellissime strade di Sofia.

Hambara: il pub segreto nel cuore di Sofia

Arrivato a Sofia, ho cominciato a girare tra le strade del centro alla ricerca di questo locale misterioso. Come puoi intuire, la ricerca è stata estremamente complessa. Non ci sono infatti insegne luminose o indicazioni che possano aiutarti a trovarlo.

Ma non mi sono dato per vinto. Ho continuato a girare e a cercare, quando, in una traversa di Ul Han Krum… eccolo là, proprio di fronte a me!

Si tratta di un ex fienile d’epoca, con un cancello verde completamente anonimo che sembra portare all’interno del cortile di un’abitazione.

Aprendo il cancello, infatti, si intravede in lontananza una porticina di legno. Forse è quella l’entrata? Mi sono avvicinato alla porta e ho bussato – molto forte e diverse volte, a dire il vero – sperando che qualcuno venisse ad aprire.

Dopo un po’ di attesa… EUREKA! Qualcuno viene ad aprire e noto subito delle scalette in pietra che scendono verso uno spazio buio, senza elettricità. Entro lentamente, un po’ intimorito e un po’ emozionato per questa nuova avventura.

Ed eccomi finalmente arrivato dentro Hambara (in lingua orginale Хамбара).

Il locale riproduce fedelmente l’aspetto di uno speakeasy degli anni Venti: l’ambiente è molto buio, quasi tenebroso, illuminato solo da candele sparse ovunque: sui tavoli, sul bancone, sui muri, per terra. Mi accomodo al banco e noto che non ci sono solo birre ma diverse bevande alcoliche a disposizione dei clienti.

Chiedo quali birre ci fossero. Il proprietario mi squadra dall’alto in basso con una luce di scetticismo negli occhi e mi dice che non c’è scelta: la birra disponibile è solo una e solo in bottiglia, niente spina.

Prendere o lasciare.

Ovviamente accetto e mi viene servita una Shumensko Light, una comunissima lager del posto. In effetti, ai tempi del proibizionismo non potevi certo aspettarti che ti venisse data una carta delle birre! Dovevi prendere ciò che c’era.

Porto la birra a un tavolino, mi siedo e inizio a sorseggiarla guardandomi attorno. Pochi tavolini di legno sparsi nel fienile, un piccolo soppalco con altri tavolini, candele ovunque.

In quel momento vivo davvero l’atmosfera del proibizionismo sulla mia pelle e anche io mi sento per qualche istante un trasgressore, come lo erano coloro che andavano a bere negli speakeasy. Bersi una birra non seguiva il principio di convivialità a cui siamo abituati oggi ma era più una sorta di degustazione personale, un godersi una birra in pace con sé stessi, circondati da buio e da silenzio.

Nel locale è vietato fare foto. Il proprietario mi ha concesso di fare qualche scatto per il mio blog, in via eccezionale, spiegandomi che il locale era frequentato da intellettuali bulgari che si riunivano di nascosto per dar sfogo alle loro opinioni.

E ovviamente, il locale non ha un sito web e non è presente sui social ma è conosciuto solo grazie al passaparola, per ricreare l’atmosfera di segretezza tipica degli speakeasy dell’epoca.

Riflessioni finali

Se ti trovi in Bulgaria, questa è senza dubbio un’esperienza incredibile che tutti gli amanti della birra – ma anche della storia! – dovrebbero provare almeno una volta nella vita.

È infatti un’esperienza estremamente emozionante perché è qualcosa di completamente diverso da ciò a cui siamo abituati. Ti permette di riscoprire alcuni momenti della nostra vita sepolti da anni carichi di storia, goderti una birra senza pretese, in tranquillità e in silenzio, sugli stessi sgabelli in cui un centinaio di anni fa era illegale farlo.

È stato senza dubbio un viaggio introspettivo che mi ha fatto davvero capire che la migliore birra non è quella spillata a regola d’arte, nel bicchiere giusto o prodotta secondo precise regole.

La migliore birra è quella che ti scatena un’emozione, qualunque essa sia. Un’emozione forte che custodirai per sempre dentro di te e che saprà accompagnarti in ogni momento della tua vita.

Ma adesso vorrei proprio conoscere la tua esperienza. Hai già visitato questo locale? O magari conosci uno speakeasy che dovrei visitare? Fammelo sapere nei commenti qua sotto!

Nel frattempo: alla nostra! 🍺

E mi raccomando: bevi sempre consapevolmente.

Francesco

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FRANCESCO SELICATO

FRANCESCO SELICATO

Publican per professione, amante della birra per vocazione. Di giorno scrive per il suo blog, di notte trasforma qualsiasi birra nella migliore esperienza sensoriale possibile.

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